L’infelicità dei letterati

Autore: Valeriano Pierio
Editore: La scuola di Pitagora
Pagine: 236
Anno: 2010
ISBN: 9788865420065

PREZZO: 14 €

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Descrizione

Brossura editoriale. A cura di Bruno Basile. Traduzione di Aniello Di Mauro. L’infelicità dei letterati (De litteratorum infelicitate), opera scritta in latino dall’umanista Pierio Valeriano nel 1529, è un capolavoro della letteratura rinascimentale. Composto dopo il Sacco di Roma (1527) per rivelare all’Europa il danno portato da lanzi e spagnoli alla capitale della cultura, diventa nella prosa del Valeriano non solo l’evocazione del crepuscolo di una civiltà, ma anche un’indagine sociologica imprevedibile. Molto prima della violenza portata nell’Urbe dalle soldatesche di Carlo V, la condizione dei letterati italiani appare a Valeriano difficile e dolorosa. Vittime dell’umore dei mecenati, pedagoghi mal retribuiti, segretari di principi più amanti delle armi che della poesia, gli scrittori cari al nostro umanista sono visti come un anello debole della società. Uomini superflui che, in nome dell’arte, s’illudono di scalare i gradini di una società costruita su altri, e più tangibili, valori. L’analisi della vita – quella vera, non mitica – dei geni della scrittura fioriti tra Quattro e Cinquecento (da Pico della Mirandola a Poliziano, da Andrea Navagero a Pandolfo Collenuccio) condotta con minuzia sconcertante – più di cento pensatori, poeti ed eruditi – consegna a noi un’immagine drammatica della società d’antico regime che, in quella stessa epoca, veniva idealizzata dal Cortegiano (1528) di Baldassarre Castiglione. Un’opera di cui il saggio in forma di dialogo del Valeriano costituisce l’ombra necessaria, un vero Antirinascimento contrapposto al Rinascimento.