Della Pietà

Autore: Teofrasto
Editore: Isonomia
Pagine: 292
Anno: 2001
ISBN: 9788885944237
A cura di Gino Ditadi.

PREZZO: 40,00 €

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Descrizione

Rilegatura rigida editoriale con sovracoperta. Nuovo, ancora incellophanato

Teofrasto, chi era costui?
Teofrasto, soprannome che significa “divino parlatore” fu attribuito da Aristotele a Tirtamo, pensatore nato a Ereso nell’isola di Lesbo verso il 370 a.C., per il suo soave eloquio. Fu alunno di Platone e dello stesso Aristotele, che gli affidò la direzione del Peripato nel 323 a.C. Sotto la sua guida la scuola conobbe un grande svuluppo tanto da arrivare a contare 2000 studenti.
La sua statura non era inferiore a quella del Maestro, e la riproposizione di quest’opera, costituisce anche un’occasione per comprendere i motivi dell’emarginazione culturale nei confronti di un erudito che aveva prodotto circa 240 opere, che spaziavano dalla morale alla politica, alla fisica, alla metafisica, dalla logica, alla retorica, alla poetica, alla zoologia e alla botanica, e che condivideva con Aristotele un sapere enciclopedico di cui purtroppo ci sono pervenute solo tre opere complete (due di Botanica che gli hanno guadagnato il primo posto come biologo che abbia studiato i fenomeni naturali dal punto di vista puramente naturalistico, e una, “I Caratteri” che potremmo definire di Psicologia ante-litteram). Oltre a un centinaio di frammenti.
E’ sulla base di alcune di queste sparse e preziose sillabe (recuperate da manoscritti greci, compreso il Papiro Petrie), che Gino Ditadi ha fatto risorgere da un oblio durato 23 secoli l’opera di Teofrasto “Della Pietà”.
Con una minuziosa ricomposizione passata in griglia sincronica e diacronica e assistita da un poderoso apparato critico (quattrocento note critiche per un totale di 280 pagine), l’autore ci ha contestualmente offerto un esauriente repertorio bibliografico della e sulla classicità, esteso fino ai tempi odierni, che testimonia della continuità di un percorso alternativo, biofilo, opposto a quello della spietata e ottusa cultura dominante che l’occidente industrializzato ha ereditato dalle “civiltà” classiche e dalla religione ebraico-cristiana, concordi nel giustificare i crimini contro uomo e natura con soperchierie filosofico-teologiche che, dalla Bibbia (Genesi 1-9; esodo 8,22), a San Paolo, Sant’Agostino, da San Tommaso fino a Cartesio e oltre, hanno traviato i popoli costringendoli ad assumere comportamenti criminosi contro l’uomo, la donna, i bambini e gli animali.
Processo di degradazione solo in minima parte temperato dal laicismo in corsa inarrestabile nel produrre un vertiginoso aumento di associazioni per delinquere in reati che implicano forme sempre più spietate di perversione quali: il dilagare di droga, pedofilia, snuff, commercio di organi, e mercificazione di risorse ecologiche e sociali, spinte al genocidio e all’ecocidio, di cui si parla ormai con sconcertante disinvoltura e rassegnazione durante farraginose e inutili discussioni massmediali.
Nonostante le difficoltà di un compito arduo e contro-corrente, Gino Ditadi, Docente di Filosofia, collaboratore dell’Istituto Italiano di Bioetica e studioso sensibile e colto di emergenze ambientali, si è dedicato a un lavoro di meticolosa e appassionata collazione di frammenti straziati dal tempo, per ricomporli in un tessuto tornato fruibile e denso di significati e insegnamenti profondi, utili alla corretta impostazione di problematiche attuali entro le coordinate di una Bioetica di cui egli rivaluta le radici, riscoprendole in correnti della storia della Filosofia antica (orfismo, pitagorismo) che, pur occultate in modi fraudolenti (sui quali auspichiamo che ulteriori studi riescano a fare chiarezza), dalla cultura dominante, ci può ancora tramandare fermenti vivi.
Autore di numerosi saggi sulla questione animale e sulla salvaguardia della biodiversità (editi da Isonomia), presentati in una ricca veste editoriale (sovraimpressioni in oro), e dedicati alla nobile causa della difesa del diritto comune ad animali e uomini a una convivenza pacifica e gratificante, Ditadi offre, a chi voglia impegnarsi nella difesa di sane relazioni tra uomini e animali, una copiosa serie di citazioni attinte da autori antichi e moderni, da Plutarco, a Platone, Empedocle, e dall’orfismo-pitagorismo, alla Bioetica e all’ambientalismo, che scandiscono le pagine di Teofrasto con un ritmo adeguatamente solenne.
L’opera è divisa in due parti. La prima di tipo storico-filosofico contestualizza Teofrasto nelle vicende sociopolitiche e culturali del suo tempo, mentre la seconda ci restituisce il testo integrale dell’Opera “Della Pietà”, ricostruita da fonti misconosciute e di difficile accesso.
Nella prima parte, “Festeggiare la terra e la vita. L’antica e nuova pietà religiosa di Teofrasto”, Ditadi ci descrive Teofrasto come il padre dell’Ecologia, per la sua visione olistica della natura come “cosmo”: un tutto integrato di parti ordinate “un immenso organismo vivente” (Teofrasto Meafisica 8°,5) che ne fa una prefigurazione di “Gaia” (Lovelock), secondo una cosmobiologia che “urta palesemente contro le tesi espresse da Aristotele nel “De motu animalium” in primo luogo contro la la necessità di presupporre un primo motore esterno al mondo” ( Ditadi cit. p.46).
“Teofrasto ritiene che la molteplicità e la diversità esistente tra gli animali, tra le piante, tra le parti del mondo, presuppone una complessa rete di relazioni non riconducibili a una sola catena causale gerarchicamente ascendente, dipendente da un “Motore Immobile”, da un “pensiero di pensiero pensante sé stesso” (Ditadi ivi p. 54), ma che l’universo costituisca un sistema organizzato, una synphonia , e che “ciò che conferisce all’universo un qualche grado di divinità, è la complessità dei rapporti reciproci tra le parti, la loro organicità” (Ditadi ivi p. 55). Concezione del sacro come “immanente” codificato nei sistemi mito-rito dei popoli di interesse etnologico e folklorico, di cui Bateson ci ha rivelato la posibilità di una modellizzazione ingegneristica.